I documenti originali
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Ordo excommunicandi cum anathemate
tratto dall'Abominario e dal Pontificale Romanum



RESPONSORIO FACOLTATIVO

In processione si può cantare questo responsorio:
Revelabunt coeli iniquitatem Judae, et adversus eum non surget, et manifestum erit peccatum illius in die furoris Domini. * Cum eis qui dixerunt Domino meo: Recede a nobis, scientiam viarum uarum nolumus. V). In die traditionis non salvabitur, et ad diem ultionis adducetur. * Cum eis qui dixerunt Domino meo: Recede a nobis, scientiam viarum tuarum nolumus.

Sul luogo dove si svolge il rito o alle porte della Chiesa l’Antifona:
Media vita in morte sumus, quem quaerimus adjutorem nisi te, Domine, qui pro peccatis nostris juste irasceris? Sancte Deus, Sancte fortis, sancte et misericors Salvator, amare mortis ne tradas nos. Ne projicias nos in tempore senectutis; cum defecerit virtus nostra, ne derelinquas nos.]

ESPOSIZIONE DEI FATTI O LETTURA DEL DECRETO

RITO DI SCOMUNICA

Quando deve pronunciare l’anatema per le colpe più gravi, il Vescovo parato con amitto, stola, piviale nero o violaceo e mitra semplice, assistito da dodici preti in cotta, e tutti con in mano delle candele accese, siede sul faldistorio davanti all’altare maggiore, o in un altro luogo pubblico, dove più gli piacerà, e qui pronuncia l’anatema in questo modo:

Poiché N., persuaso dal diavolo, abbandonando con l’apostasia la promessa cristiana, professata nel Battesimo, non teme di devastare la Chiesa di Dio, far strazio dei beni ecclesiastici, e opprimere con violenza i poveri del Cristo: perciò preoccupati che non perisca per la negligenza del pastore uno per il quale saremo costretti a render conto nel tremendo giudizio, davanti al Principe dei Pastori, il Signore nostro Gesù Cristo, secondo il tremendo detto del Signore stesso: “Se non avvertirai l’iniquo della sua iniquità, richiederò il suo sangue dalle tue mani”, lo abbiamo ammonito canonicamente una, due, tre ed anche quattro volte, per convincerlo della sua malizia e invitarlo ad emendarsi, riparare e fare penitenza, rimproverandolo con paterno affetto.

Ma egli, oh dolore!, disprezzando i salutari avvertimenti, sdegna di riparare la Chiesa di Dio che ha ferito, gonfio dello spirito di superbia. Sappiamo bene dagli insegnamenti del Signore e degli Apostoli, che cosa dobbiamo fare con tali prevaricatori. Dice infatti il Signore: “Se la tua mano o il tuo piede ti scandalizza, taglialo e gettalo via da te”. E l’Apostolo dice: “Allontanate il male da voi”. E ancora: “Se uno che è detto fratello, è fornicatore, o avaro, o idolatra, o maldicente, o ubriacone, o rapace, con gente del genere non prendere neanche il cibo”. E Giovanni, discepolo prediletto del Cristo, proibisce anche di salutare un tale uomo, dicendo: “Non ricevetelo in casa e non ditegli neanche AVE. Chi infatti gli dice AVE comunica alle sue opere malvagie”.

Per compiere dunque i precetti del Signore e degli Apostoli, tagliamo dalla Chiesa con il ferro della scomunica un membro putrido e insanabile, che non accetta medicina, affinché da una malattia tanto pestifera non siano infetti gli altri membri del corpo, come da un veleno.

Dunque, poiché ha disprezzato i nostri avvertimenti e le frequenti nostre esortazioni; poiché, dopo essere stato richiamato tre volte ad emendarsi secondo il comando del Signore, ha disprezzato di venire alla penitenza; poiché non ha riflettuto sulla sua colpa né la ha confessata, né ha mandato un’ambasceria per portare una qualche scusa, né ha chiesto perdono, anzi con il cuore indurito dal diavolo persevera nella malvagità intrapresa, secondo quanto dice l’Apostolo: “Secondo la sua durezza, il cuore impenitente accumula ira per il giorno dell’ira”: per tutto questo Noi, per giudizio di Dio onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo, per l’autorità del beato Pietro Principe degli Apostoli, e di tutti i santi, nonché per l’autorità della nostra pochezza, e il potere di sciogliere e di legare sulla terra affidatoci da Dio, lo separiamo con tutti i suoi complici e fautori dal ricevere il prezioso Corpo e Sangue del Signore, e dalla società di tutti i cristiani, e lo escludiamo dalle soglie della Santa Madre Chiesa in cielo ed in terra, e lo dichiariamo scomunicato e anatematizzato; e lo giudichiamo dannato con il diavolo e i suoi angeli e tutti i reprobi nel fuoco eterno; finché non si sciolga dai lacci del diavolo, e ritorni a correggersi e a far penitenza, e non ripari il male fatto alla Chiesa di Dio, e lo consegniamo a Satana per la distruzione della carne, affinché il suo spirito sia salvo nel giorno del giudizio.

Sicut hae lucernae extinguuntur in oculis vestris, ita gaudium eorum extinguatur in conspectu sanctorum Angelorum, nisi ante mortem ad satisfactionem venerint
(E come queste luci si spengono davanti ai vostri occhi, così la loro gioia si spenga davanti agli Angeli santi, a meno che prima di morire non vengano a penitenza).

I dodici preti rispondono
Anáthema, anáthema, anáthema
Dicendo questo, Vescovo e preti gettano a terra le candele accese e le calpestano.
Durante la cerimonia, esiste l’usanza di bruciare in un braciere delle spine, secondo il detto del profeta Nahum (Naum, 1):
Sicut spinae inter se invicem complectuntur, sic convivium eorum pariter potantium, consumetur velut stipula ariditate plena.

Dopo la cerimonia viene spiegato al popolo di non comunicare con gli scomunicati, e lettere di avvertimento sono spedite ai sacerdoti e Vescovi vicini, affinché nessuno cada in scomunica per aver comunicato per ignoranza con l’anatematizzato.


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Altre cerimonie di pertinenza dei vescovi e dei prelati
tratte dal Pontificale Romanum



Ordo recipiendi praelatum

Mentre si canta l’antifona Ecce sacerdos, il Clero del luogo muove in processione incontro al Prelato, che scende da cavallo e, toltosi il cappello (e i guanti se li ha: tutte cose che un paggio riceve) e abbassato il cappuccio della Cappa (che il cerimoniere attacca al bottoncino apposito), bacia un crocifisso che il più degno del Clero locale gli presenta su un cuscino; lo stesso poi gli presenta l’aspersorio con i baci, che il Prelato usa per segnarsi in fronte. Poi asperge Clero e laici. Si copre allora del berretto, va al trono seguito dal Clero e preceduto immediatamente dalla croce. Lì il più degno del Clero gli presenta la navetta, e un altro il turibolo, in ginocchio. Il Prelato infonde e benedice l’incenso (stando seduto), poi il più degno del Clero, inginocchiato sui gradini del trono, lo incensa al solito. Prima che se ne vadano, il Prelato fa su di loro il segno della benedizione.
Qui è bene che un paggio e un chierico inferiore presentino il lavabo al Prelato. Il Canonico presente toglierà l’anello con i baci, poi i due famigli genuflettono, si inginocchiano e fanno il Lavabo. Il Canonico presenta il Manutergio e rimette l’anello al prelato. Poi questi fa baciare l’anello ai famigli e li benedice. Questi si alzano, genuflettono, riportano gli oggetti alla credenza e tornano al loro posto.



Rito di proclamazione di un'indulgenza e benedizione pontificale

Alla fine delle cerimonie, uno dei chierici presenti si avvicina al trono, e in ginocchio davanti all’Arcivescovo chiede
Indulgentias, Pater Reverendissime
L’Arcivescovo risponde a mezza voce
Quadraginta dierum
Allora il Chierico si alza, genuflette, e rivolto al popolo pubblica l’indulgenza
L’Illustrissimo e Reverendissimo Padre e Signore in Cristo, Messere N., per grazia di Dio e della Sede Apostolica Arcivescovo della Santa Chiesa Milanese, dà, e concede a tutti i qui presenti quaranta giorni di indulgenza nella forma consueta della Chiesa. Pregate dunque Dio per il felice stato del Santissimo Signor nostro il Papa N., di Sua Signoria Illustrissima e della Santa Madre Chiesa.
Il crocifero si pone davanti all’Arcivescovo, girato verso di lui. L’Arcivescovo depone il berretto, si alza, e verso il popolo dice
Precibus et meritis Beatae Mariae sempre Virginis, beati Michaelis Archangeli, beati Ioannis Baptistae, sanctorum Apostolorum Petri et Pauli, beati Ambrosii Confessoris et omnium Sanctorum, misereatur vestri omnipotens Deus, et dimissis omnibus peccatis vestris perducat vos ad vitam aeternam.
R.) Amen.
Indulgentiam, absolutionem, et remissionem omnium peccatorum vestrorum tribuat vobis omnipotens et misericors Deus.
R.) Amen.
Qui tutti si inginocchiano, tranne i canonici (se ce ne sono) che si inchinano.
Pax, et benedictio Dei omnipotentis, Patris, et Filii, et Spiritus Sancti, descendat super vos, et maneat semper.
R.) Amen.





 
 

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